Blog: http://rip.ilcannocchiale.it

Garantismi

In quell'istruttoria però è stato sottolineato un aggancio molto più tradizionale e perverso, sempre in voga: l'inserimento di figli di magistrati per fare pratica negli studi legali, chiesto dai padri agli avvocati che erano loro controparti nei giudizi. Un penalista di primo piano, intercettato nel 2004, si sfoga perché non riece più a soddisfare tutte le domande dei «giudici che tengono famiglia»: «Io l'altro mese feci una riunione allo studio perché ormai non so quanti cazzo ne siamo. E sto dicendo di no a un sacco di gente perché qua va di moda far venire i figli allo studio mio... Mi so' fatto nemici due giudici... me ne mandò un altro quel pm e dovetti dirgli di no». E quando il genitore di uno dei rampolli rifiutati nega con modi inusualmente irritati un patteggiamento concordato da tempo, lui si preoccupa: «Non sarà mica perché non gli ho detto di sì a far venire il figlio allo studio?». La soluzione è semplice: telefona all'illustre padre e apre le porte dello studio al neolaureato, ottenendo un ringraziamento e una preghiera: «Avvocato, vi volevo chiedere questo: ma voi ce la fate a seguirlo direttamente...». Non sono situazioni isolate. Anche a Catanzaro un giudice è stato criticato per non essersi astenuto dal pronunciarsi su un clan che vantava tra i suoi penalisti il figlio dello stesso magistrato.

da "I Gattopardi", di R. Cantone e G. Di Feo

Pubblicato il 27/4/2013 alle 8.24 nella rubrica Libri.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web